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ANNUNCI - Channel of Peace Commission

Post Election Peace Initiative

Channel of Peace Commission

 1.0     Introduction


The post election violence which visited Kenya has left the country more divided than ever witnessed since independence. The seed of discord was planted during the campaign period where opposing sides frequently resorted to violence to ‘discipline’ their perceived opponents. Major political parties partitioned the country into small clusters of their ‘strong holds’ where other parties  were not welcome. Due to the tribal nature upon which the political parties are founded, it also happened Kenyans were automatically identified with certain political parties by virtue of their names. Allegations of pre-arranged rigging of the general elections which dominated the media a few days to the December 2007 general elections catalyzed tension and animosity across the political divide.

The tragedy which was the final tallying of presidential votes presented Kenyans with an opportunity to turn against each other. In an environment where a people feel that their rights have been tramped upon and in absence of a clear system through which they can express themselves, such societies avenge their anger on their fellow helpless men and women. Therefore, the citizenry sort to express their total dissatisfaction with the way duty holders have failed in distribution of the national ugali and ensured justice for a majority. The violence which seemed to have been systematically planned and executed took a tribal perspective. Property was destroyed, people killed and over three hundred thousand displaced and are to date living in tents country wide as internal displaced persons-IDPs. Their only mistake was that they belonged to ‘wrong tribes’ at one point in time. Criminals took advantage of the situation and looted property as the police watched in bewilderment, unperturbed at their negligence or helplessness.

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Da mamilosa, Domenica, 27 Aprile 2008 22:13 Commenti(0), Leggi tutto
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ANNUNCI - Un Grande Pellegrinaggio per la Pace

Un Grande Pellegrinaggio per la Pace

La lunga marcia a Namugongo Shrine

(di Oluoch Japheth)

ENGLISH VERSION

Il Kenya è una nazione che cammina. Ogni giorno, migliaia di residenti negli slum camminano dai vari slum fino al centro della città e all’area industriale di Nairobi per lavorare. In un paese in cui la maggioranza che effettua i lavori più duri è terribilmente sottopagata e i costi dei trasporti pubblici stanno peggiorando, la maggior parte dei Keniani non può permettersi il rischio di viaggiare coi mezzi pubblici per paura di non poter arrivare alla fine del mese col misero salario. Come risultato, il Kenya si è rapidamente trasformato dallo slogan del Presidente Mwai Kibaki’s di essere una nazione che lavora in quello di essere una nazione che cammina. Perché allora diamine qualunque persona che cammina dovrebbe far notizia se camminare è il principale alimento del Kenya?


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Da mamilosa, Domenica, 27 Aprile 2008 22:00 Commenti(0), Leggi tutto
Articoli
Articoli - Una Tv per raccontare un'altra Nairobi - PEACELINK

Slum TV è una televisione creata da un gruppo di giovani filmakers e fotografi kenioti di Mathare, una delle baraccopoli più violente e popolose di Nairobi

Una Tv per raccontare un'altra Nairobi

Nella loro tv storie di vita ordinaria e solidarietà. Di slum tv non si è mai occupato nessun quotidiano né rivista in Italia
14 aprile 2008 - Sabrina Pisu

"Il mio nome è Cosmas Nganga. Sono nato a Mathare 31 anni fa. Ho fatto tante esperienze finora. Nascere in uno slum significa vivere una grande sfida. Dopo le elezioni presidenziali, ci sono stati scontri, molte persone sono state uccise, molte case bruciate. Molti hanno perso tutto quello che avevavo. Anche io non ho più nulla, l'unica cosa che mi resta sono questi pantaloni che indosso. I miei vicini appartengono alla tribù Luo, io sono l'unico kikuio e sono stato costretto a fuggire". Scorrono nitide come sequenze le immagini che evoca Cosmas Nganga, poche, lapidarie, drammatiche istantanee delle sue ultime giornate in una delle baraccopoli più violente di Nairobi: Mathare.

Mathare: 400.000 abitanti, il 10 % della popolazione totale della capitale sopravvive in questa terra che si estende per 1,5 km². In un'area grande quanto 200 campi da calcio convivono 42 gruppi etnici. È la seconda baraccopoli per grandezza del Kenya e una delle più povere tra le 199 censite da Un Habitat, l'Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei senza casa a Nairobi. "Insediamenti informali", così sono definiti gli slum, occupazioni popolari non legali. Esistono, ma non sono riconosciuti dal governo.

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Tratto da PEACELINK

Da karibu, Mercoledì, 23 Aprile 2008 09:20 Commenti(0), Leggi tutto
Articoli
Articoli - Kenya, guerra tra poveri - IL GRIDO DEI POVERI

Kenya, guerra tra poveri

22 aprile 2008 - Alex Zanotelli (Missionario comboniano)
Fonte: Il grido dei poveri, mensile di riflessione nonviolenta

Le baraccopoli sono il frutto amaro di una pressione incredibile da parte della politica. Nairobi ha quattro milioni di abitanti, tre milioni dei quali vivono accatastati nel solo 2,5% del territorio della capitale. E questo 2,5% non e' di proprieta' dei baraccati, ma del governo. L'80% poi non possiede neanche una baracca. Le baraccopoli hanno dunque uno scopo ben preciso: sono volute dal governo per avere della manodopera a basso prezzo. E oggi con il pretesto del broglio elettorale si fa scoppiare una guerra tra poveri.

Quello che sta avvenendo in Kenya da una parte mi sorprende, dall'altra no. Mi sorprende perché il Kenya e' sempre stato, dall'indipendenza ad oggi, un paese estremamente stabile e pacifico. Non ha mai conosciuto una guerra civile. Il che nel contesto dell'Africa Orientale e' senza dubbio un merito, perche' tutti gli altri paesi della regione - dalla Somalia all'Eritrea, dall'Etiopia al Sudan - sono martoriati da guerre terribili. Il Kenya e' una sorta di isola felice, un paese assolutamente sicuro all'interno di un contesto (quello africano) martoriato da guerre sanguinarie. Un paese che definirei pacifico.

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tratto da IL GRIDO DEI POVERI


Da karibu, Mercoledì, 23 Aprile 2008 08:55 Commenti(0), Leggi tutto
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ELEZIONI - Odinga confermato premier, due i suoi vice. Molte donne nell’esecutivo.

14/04/2008

Nuovo governo per il Kenya: crisi chiusa o solo rimandata?

Il presidente kenyano Kibaki ha annunciato domenica l’accordo raggiunto sul governo: maggioranza e opposizione governeranno insieme per 5 anni. Si chiude la crisi istituzionale e sociale scoppiata dopo le elezioni del 27 dicembre scorso. Ma il governo sarà all’altezza delle aspettative dei kenyani?

Dopo settimane di discussione, sembra finalmente conclusa la crisi istituzionale in Kenya: il presidente Emilio Mwai Kibaky ha annunciato domenica scorsa in diretta televisiva la composizione del governo di coalizione, in accordo con il partito di opposizione di Raila Odinga, suo avversario alle elezioni del 27 dicembre scorso, che hanno dato il via alla crisi. [...]

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tratto da NIGRIZIA


Da mamilosa, Venerdì, 18 Aprile 2008 21:12 Commenti(0), Leggi tutto
Articoli
Articoli - Acqua, lo scambio di lettere tra Zanotelli e Veltroni - ILSOLE24ORE

Pubblicchiamo la risposta di Walter Veltroni alla lettera di padre Alex Zanotelli sul poblema dell'acqua in Africa

Acqua, lo scambio di lettere tra Zanotelli e Veltroni

Caro Alex,

nella tua lettera ricordi la visita che ti feci, ormai quasi dieci anni fa, a Korogocho. Ricordi le parole e gli sguardi che ci siamo scambiati e l'impegno che presi con te, ma soprattutto con me stesso: non dimenticare. E come avrei potuto dimenticarmi dell'immane sofferenza che mi hai aiutato a toccare con mano? Come tu ben sai, perché altre volte ci siamo incontrati in questi anni, da quel momento, da quel primo viaggio, ho portato la mia allora breve ma intensa esperienza nel continente africano al centro del mio impegno politico.

Da Sindaco, nei sette bellissimi anni in cui ho amministrato Roma, credo di aver fatto sì che la città sia stata, e sia considerata, un punto di riferimento per coloro che hanno a cuore le sorti dell'Africa e dei popoli poveri del mondo. La lotta alla povertà e alla fame è divenuto uno dei principali tratti dell'identità di Roma, del suo concreto modo di essere e di agire. E questo impegno è stato riconosciuto non solo dalle altre città e dalla Campagna per gli Obiettivi del Millennio, ma anche dalle tante associazioni di volontariato e di cooperazione, dai tanti volontari laici e cattolici che animano, per fortuna, la società civile romana. In Africa abbiamo portato centinaia di ragazzi delle scuole romane ad inaugurare scuole e pozzi d'acqua costruiti con i fondi da loro raccolti. Li abbiamo portati dove tu mi hai mostrato l'abisso della povertà, nelle discariche, per rendersi conto di come ragazzi come loro sono costretti a vivere. A tentare di farlo.

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Da karibu, Giovedì, 17 Aprile 2008 12:11 Commenti(0), Leggi tutto
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Articoli - Un digiuno contro debito e carovita - NIGRIZIA

Un digiuno contro debito e carovita

L’iniziativa parte dalla Jubilee debt campaign

Un digiuno planetario che tocca 36 stati, per chiedere la cancellazione del debito dei paesi del sud, e per sensibilizzare la comunità internazionale sulla scarsità dei beni alimentari e sull’aumento del costo della vita, che incide soprattutto sui paesi poveri. Il messaggio di Alex Zanotelli.

Il 12 aprile da Monrovia, capitale della Liberia, è partita un’iniziativa internazionale per scuotere la comunità internazionale e chiedere l’immediato annullamento del debito di 36 paesi del sud del mondo: un digiuno globale che durerà proprio 36 giorni, e che si concluderà il 18 maggio a Birmingham, in Inghilterra.

Organizzato dalla Jubilee debt campaign con l’iniziativa ‘Drop the debt Fast’ la maratona del digiuno, dopo la Liberia ha toccato Kathmandu (Nepal) e, oggi, il Bangladesh. Domani sarà la volta di Cambogia, mentre il 16 aprile il Belize sarà il primo paese dell’America Latina ad ospitare la maratona. L’unico paese europeo inserito nella campagna, è la Moldavia, con i suoi due miliardi di dollari di debito.

Per la conclusione dell’iniziativa, il 18 maggio, a Birmingham sono attese 70.000 persone, per comporre una “catena umana”, simbolo delle catene del debito dei paesi più poveri.

"Oggi 12 aprile, è partito il digiuno internazionale per sollecitare l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale sul dramma delle 36 nazioni più impoverite, dove sta crescendo la tensione sociale sia per l’aumento che per la scarsità dei generi alimentari. Sono scoppiate rivolte popolari ad Haiti come in Indonesia, in Egitto come in Camerun, in Marocco come in Burkina Faso, in Tunisia come in Costa d’ avorio. La tensione sociale sale in proporzione ai prezzi dei generi alimentari in molti paesi asiatici, dal Pakistan alle Filippine. Secondo dati della Banca Mondiale, dal 2005 al 2007 il grano è aumentato del 70%, i cereali dell’80% e i prodotti caseari del 90%. “L’ inflazione globale - ha detto il direttore generale della Fao, Jacques Diouf – non dipende solo da elementi contingenti, ma da fattori strutturali; se il cosidetto Nord del mondo non cambierà modello di sviluppo, la bolletta per i cereali nei paesi poveri continuerà a crescere". Si tratta infatti di fattori strutturali: la 'finanziarizzazione dell’economia', l’inflazione galoppante, il pesante debito che grava sulle spalle dei poveri, l’ascesa dei prezzi del petrolio e soprattutto, ora, la scelta dei biocarburanti. Quest’ultima è particolarmente grave. Tanti paesi del Sud metteranno a disposizione milioni di ettari di terreni buoni, togliendoli alla produzione di cibo, che andrà sempre più scarseggiando: 14 milioni di ettari in Brasile, 120 milioni in India, 370 milioni in Africa per i biocarburanti. Le scorte alimentari- afferma la Fao - sono al livello più basso da 25 anni a questa parte. E in compenso il prezzo di tali generi continuerà a salire. Per cui i poveri avranno sempre meno cibo e a prezzi sempre più alti. “Un nuovo tipo di fame urbana - ha detto un esponente del Programma Alimentare Mondiale - per cui vediamo cibo sugli scaffali e gente che non può comprare". Tutto questo perché il mondo ricco non vuole assolutamente rimettere in discussione il proprio sistema economico, il proprio stile di vita. Chi ne pagherà le conseguenze saranno sempre i poveri. A questo bisogna aggiungere i cambiamenti climatici che faranno aumentare alluvioni e siccità che renderanno ancora più precaria la produzione di cibo. Per questo 'Jubilee 2000' ha lanciato un digiuno internazionale che si concluderà a Birmingham con una catena umana il 18 maggio. Oggi ho iniziato anch’io a digiunare. Spero che altri seguiranno in Italia per sollecitare l’opinione pubblica italiana. E’ un vergogna che la campagna elettorale in Italia, appena conclusa, non abbia per nulla affrontato tali temi. “Le rivolte del pane" di questi giorni nel Sud del mondo sono lì a ricordarci la profonda ingiustizia che potrebbe innescare

tratto da NIGRIZIA


Da karibu, Giovedì, 17 Aprile 2008 10:04 Commenti(0), Leggi tutto
Articoli
Articoli - Ingiustizia terrena - POPOLI

Kenya - Cammini di giustizia - aprile 2008

Ingiustizia terrena

La sommossa seguita alla contestata rielezione di Mwai Kibaki è stata letta da più parti come un rigurgito di odio interetnico. In realtà alla base della violenza vi sono ragioni più profonde, anzitutto la diseguale distribuzione della terra. L'analisi di un ricercatore kenyano

Michael O'maera*
NAIROBI (KENYA)

Il regime coloniale britannico in Kenya (fine XIX sec.-1963) ha avuto un profondo impatto sulla proprietà delle terre nella Rift Valley (a Ovest del Paese). Ha creato relazioni tra gruppi etnici che in precedenza non avevano un'interazione significativa e ha alterato in modo definitivo la composizione etnica della regione. Tra il 1899 e il 1915, una serie di leggi sulla terra espropriò gli abitanti autoctoni della maggior parte delle terre migliori, assegnandole ai coloni bianchi. L'amministrazione coloniale diede vita a politiche per escludere gli africani dalla proprietà della terra in quest'area e costringerli in riserve. I gruppi dediti alla pastorizia, che avevano goduto di diritti consuetudinari sulle terre, si trovarono esclusi dalle aree che avevano utilizzato in passato. La creazione di questa area bianca, riservata ai coloni britannici, obbligò migliaia di africani che avevano vissuto nella Rift Valley a emigrare.
Inoltre, il governo coloniale introdusse misure coercitive per creare un'ampia forza lavoro africana a basso costo, al servizio delle farm dei coloni bianchi. Prive di esperienza agricola, le popolazioni dedite alla pastorizia nell'area non erano però adatte come manovalanza per le attività agricole dei coloni. Così, per ovviare alla mancanza di manodopera, l'amministrazione coloniale iniziò a reclutare lavoratori nelle aree vicine.
Il problema dell'alienazione delle terre e il crescente malcontento nei confronti del repressivo governo coloniale portarono alla nascita di un movimento nazionalista per l'indipendenza. Nel 1952 gli inglesi dichiararono lo stato d'emergenza a causa della crescita di un movimento indipendentista armato conosciuto come Mau Mau, formato prevalentemente da kikuyu. Altre comunità, in altre parti del Paese, si opposero in vari modi al governo britannico.

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Da karibu, Giovedì, 17 Aprile 2008 09:43 Commenti(0), Leggi tutto
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ARTICOLI - nonviolenza e rielaborazione del conflitto

Kenya: nonviolenza e rielaborazione del conflitto

lunedì, 31 marzo, 2008
 

Il 2008 è stato la "prova del fuoco" per la nonviolenza in Kenya che sta ancora tentando di comprendere la cause del disordine. Sembra ancora impossibile che nel "Paese della trasmissione orale", seppur in un breve lasso di tempo la "pulizia etnica" abbia avuto il sopravvento sulla "parola". Kenya evoca animali, parchi, accoglienza. I disordini post elettorali hanno scombinato le nostre mappe mentali che, per ergonomia, sono più facilitate ad associare ed interconnettere che a costruire ex novo. Kenya si associa a pace e Rwanda, per esempio, a guerra. Le immagini crude della "natura umana" hanno sorpreso i "media occidentali" che, da sempre associavano Kenya con stabilità. Le foto colorate delle Agenzie Viaggi si sovrapponevano, nell'immaginario collettivo, e quelle di agenzie stampa. Impressionata la retina a mo' di pellicola si fatica ridefinire nuove coordinate.

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Da mamilosa, Mercoledì, 09 Aprile 2008 18:29 Commenti(0), Leggi tutto
Articoli
l’opposizione torna in piazza

Oggi sono tornati in piazza i sostenitori del leader dell'ODM Raila Odinga occupando le strade dello slum di Kibera nella capitale Nairobi. Secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Reuters, sarebbero stati appiccati incendi a cumuli di gomme accatastate sul manto stradale. Secondo un abitante della zona intervistato dalla Reuters, "i ragazzi non sono contenti per ciò che è successo ieri con il governo". I due partiti contendenti la carica presidenziale alle ultime elezioni del 27 dicembre scorso, si stanno accusando a vicenda di aver interrotto i colloqui per la definizione del governo di power-sharing.

Il presidente del Kenya Mwai Kibaki e Raila Odinga non hanno trovato nella giornata di ieri una soluzione alla composizione dei dicasteri del nuovo governo. Secondo il sito internet della BBC Odinga avrebbe messo sul tavolo delle trattative la disponibilità a lasciare i ministeri delle finanze e della pubblica sicurezza al partito di Kibaki, a condizione che all'ODM venissero lasciati i portafogli degli affari esteri, del governo locale, dei trasporti, dell'energia e degli affari di governo.

Raila Odinga ha accusato il suo rivale di voler mantenere i poteri esecutivi nelle mani della presidenza keniota. Il presidente dal canto suo si è dichiarato sorpreso da queste dichiarazioni , affermando che i due erano vicini a trovare un accordo sulla questione.

Il portavoce dell'ODM ha affermato in conferenza stampa che "Abbiamo deciso che i negoziati...saranno sospesi fino a quando (il partito di Kibaki) non riconosca il principio di condivisione del potere 50/50 e il principio di equilibrio nei ministeri".

Intanto cresce la preoccupazione da parte degli analisti economici del paese che sperano che la situazione non peggiori di nuovo e che non fiacchi ancora di più l'economia del paese a base turistica segnata dalle violenze post-elettorali. Secondo Duncan Kimani, senior currency trader della Bank of Africa Kenya, ha affermato che "un prolungato stallo significherebbe che l'obiettivo di crescita del 4-5% potrebbe essere irrealizzabile".

LORENZO MEZZONE - Agenzia radicale


Da mamilosa, Mercoledì, 09 Aprile 2008 00:40 Commenti(0), Leggi tutto


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