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Una vita vissuta con gratitudine

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AngelAngela Ikobwa Amuremwa è nata nel 1956 a Eregi Location in Kakamega District, ultima di una famiglia con cinque figli. Era la figlia di Pius Amuremwa e  Magdaline Mwanje

Angela ha frequentato la Primary School di Isulu dal 1962 al 1968, ottenendo il CPE (certificate of Primary Education). Nel 1969 è entrata a far parte della scuola secondaria di Kegoye dove ha completato il suo “O Level” nel 1972. Nel 1985 ha frequentato un corso per lo sviluppo dei bambini piccoli al Montesory Teachers Training College (Lavington), dove ha ottenuto un diploma per l’insegnamento. Da allora ha insegnato in diverse scuole. Nel 1985 è stata assunta dalla Parrocchia di Kariobangi come maestra d’asilo nella scuola di St. John a Korogocho, che può essere considerato il punto di partenza del suo cammino di educazione nello Slum. Durante il suo lungo servizio di insegnamento a Korogocho, Angela ha visto molti alunni crescere e diventare studenti universitari e padri di buone famiglie. E’ stata questa lunga esperienza che l’ha  spinta a continuare gli studi per diventare operatrice sociale. Infatti, mentre era alla St. John’s Primary school, ha frequentato un corso per guida e consigliera al Amani Counseling Training Institute Nairobi dal Luglio 2007 al Dicembre 2007.  Ha partecipato come formatrice dei partners sul problema della protezione dell’infanzia nel ANPPCAN  KENYA CHAPTER a Nairobi tra il Marzo e il Dicembre 2008.

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 04 Marzo 2010 13:37 )
 

IL PESO degli INVISIBILI - 1 MARZO 2010

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1 Marzo 2010

logo sciopero stranieriCi sono persone senza cittadinanza, che sono invisibili tanto da essere considerate non-persone e che a volte, per un buffo gioco di interessi, vengono elevate al rango di persone. Lo sciopero dei migranti, così preferiamo chiamarli poiché ci aiuta a ricordare che hanno lasciato un luogo - la terra natia –, potrà forse far capire e percepire - sulla nostra stessa pelle - il peso del lavoro che i migranti fanno per noi. Certo quelli che scioperando faranno più piacere nel non vederli sono i lavavetri ai semafori, che stanno scomparendo solo perché i semafori vengono sostituiti dalle rotonde ad alta velocità. Ma per quanto riguarda le altre categorie di migranti, che lavorano o meglio sgobbano nel silenzio più oscuro, quelli sì che creeranno una paralisi... e di questa paralisi, di questo fermarsi per capire dove stiamo andando e come stiamo percorrendo la nostra strada... di questo ne abbiamo un profondo bisogno di riflessione.

Non possiamo trasformare una deriva in un viaggio creativo o alternativo.

Come Redazione del sito vogliamo prestare attenzione a questo sciopero e a quello che speriamo possa far capire. Ma chissà quanti anche domani butteranno altro fango addosso ai migranti, poiché trovandosi a disagio per vari disservizi gli grideranno dietro parole di rabbia per non essere rispettosi della libertà altrui in terra straniera che li accoglie... respingendoli!

Anche qui a Nairobi ci vorrebbe uno sciopero del genere, uno sciopero di lavoratori saltuari che ogni giorno fanno chilometri per andare in città dalle varie periferie (slum molto spesso) e che offrono manodopera a bassissimo costo e fanno andar le cose dei ricchi, dei boss. Allora sì che ci si renderebbe conto del peso che hanno i cosiddetti Poveri nella nostra vita. I veri poveri o miserabili son coloro che non capiscono che più ci si divide, più si creano differenze e confini più si sta male.

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Marzo 2010 10:22 )
 

Sicurezza per i missionari? Problema serio e vero, o preoccupazione inutile?

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Nel 2009, sono stati 37 i missionari uccisi, di essi 30 erano sacerdoti, 2 suore, 2 seminaristi, e 2 volontari laici: 23 in America Latina, 11 in Africa, 2 in Asia 2 e 1 in Europa (Vedi riquadro).

È molto duro morire per cause violente: è duro per chi muore con paura e sofferenza, è duro per chi rimane. Ma è un dato di fatto che sono tanti i missionari rapiti, uccisi, feriti, depredati, minacciati. Pensiamo all’Iraq: la tragedia dei cristiani arabi, cattolici caldei; alla Palestina: le nuove persecuzioni contro i cristiani da parte dei gruppi oltranzisti islamici; alla Nigeria: uccisioni nel centro e nel nord del paese; allo Sri Lanka: i tamil cristiani vivono le stesse tragedie dei tamil indù; all’India: morti e feriti. E potremmo elencare tanti altri paesi.

I missionari -sacerdoti, suore, diaconi locali, missionari laici- sono tantissimi e sparsi in tutto il mondo. Lavorano spesso in zone di disagio sociale e di conflitto militare. Curare un missionario ferito costa, sostituire un missionario morto è più difficile. E quindi, si tratta di un problema serio e vero o di inutili preoccupazioni? Non farci caso o pensare e fare qualcosa? È un fenomeno vecchio o qualcosa di nuovo che esige risposte nuove?

 

Angela di DIO

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padre Paolo Latorre

Queste vogliono essere due righe in memoria e in ringraziamento di Angela, una social worker della nostra scuola che è morta una settimana fa. Era una professoressa e social worker nella scuola di St. John dal 1985, era stata assunta prima che padre Alex arrivasse a Korogocho. Una vera memoria storica, aveva solo 54 anni. Fra poco prenderò l'autobus per partecipare al suo funerale vicino al Lago Vittoria.Angel

Grazie ANGELA DI DIO di aver accompagnato la vita di molti giovani di Korogocho, di aver accompagnato anche me e altri padri missionari a capire la realtà di queste latitudini del mondo, del mondo che hai condiviso e che hai cercato di educare con il tuo essere donna, madre educatrice e assistente sociale.
Quello per cui ti dico grazie e ringrazio il Signore Dio di averti incontrato sul mio cammino è la tua capacità di dire la tua, di spiegare le vicende che succedevano senza ricami personali, nè aggiunte maliziose, nè gossip!
Che il Signore ci doni tanti altri Angeli come te qui in questa terra.
Grazie!
barikiwe
p. Paolo
Ultimo aggiornamento ( Venerdì 19 Febbraio 2010 23:40 )
 

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